Cervarolo di Villa Minozzo, paese di poeti e di scrittori e di Olivo, Ultimio, Umberto e Pietro voglio raccontar. Quando percorri le irte e scoscese stradine di questo ameno posto ti par di sentir vociar in rima. Poi vedi la fontana nel centro del paese intitolata allo scrittore Umberto Monti e se ti capita di discorrere con la sua gente ti senti dire: il tale ha scritto poesie, il tal’altro ha scritto in rima, mio nonno Michele il papà di Olivo rispondeva in rima, se poi ci metti che qui da secoli cantano i maggi, ti vien da dire, ma questo è un paese dove la gente ha estro poetico. Succede anche che mentre giri, lo sguardo cada immancabilmente sul vicino monumento e il pensiero va verso i martiri di quel 20 marzo 1944 quando la ferocia nazista sfogò la sua rabbia verso gli inermi abitanti del luogo uccidendo 24 persone, si può dire che ogni famiglia del posto ebbe un morto, e non contenti incendiarono anche le loro povere case. Un avvenimento questo che segnerà per sempre tutte le genti del paese e anche le loro future generazioni, ma nonostante tutto, riuscirono a superare questa tragedia e nel lavoro e nella famiglia ritrovarono la forza per andare avanti. Un avanti che costrinse tanti ad emigrare come successe a Olivo Righi classe 1920 che dopo sei anni di guerra dal 1940 al 1946 (tre dei quali prigioniero degli inglesi) dopo essere ritornato nella sua Cervarolo partì per un paese lontano, il più lontano di tutti, l’Australia, voleva andare in America ma non c’era richiesta di mani in quel paese.Col pianto nel cuor lasciò i suoi genitori e l’amata sorella Santina e s’imbarcò, ricevette un’aiuto dal comune di Villa che attraverso lo stato, anticipava la metà del costo del viaggio (che poi doveva essere restituito) a quanti emigravano per lavoro. Arrivò nel paese dei canguri e dopo i quaranta canonici giorni di isolamento cominciò la sua avventura di emigrato che per lui fu meno dura perché parlava e scriveva molto bene l’inglese, l’aveva appreso in solo sei mesi quando era prigioniero e per questo fu citato da esempio dalle autorità militari inglesi. Ma un motivo per questa sua performans c’era, Olivo era dotato di un intelligenza straordinaria e da sempre anche di una vena poetica esagerata. Si stabilì nella città di Glen Waverley stato del Victoria che aveva come capitale Melbourne e cominciò a lavorare in un azienda metalmeccanica, ma dopo pochi anni un siciliano che lavorava nella stessa azienda si macchiò di un feroce delitto e tutti gli italiani furono licenziati e lui dovette cercarsi un altro lavoro. Lo trovò in un fabbrica automobilistica molto lontana dal suo paese e li rimase per tutta la sua vita lavorativa, ma gli costò enormi sacrifici, faceva il pendolare, era quasi più il tempo che passava in treno che quello lavorativo ma pur di stare con la sua famiglia ogni sera ritornava. In Australia il nostro oltre che distinguersi moralmente e mantenendo all’onore del mondo la sua famiglia, moglie e due figli, ebbe modo di dar sfogo alla sua grande passione, la poesia. Ovviamente anche localmente se ne accorgono, ne scriverà tante e tante ne manderà anche ai suoi famigliari a Cervarolo e con suo cognato Ultimio Fontana classe 1908 dotato lui stesso di grande vena poetica, addirittura si scambieranno corrispondenza in rima. Eccone una: carisssimo cognato, Natale s’avvicina ho mamma mia!/ E il nuovo anno che lo segue appresso/ un anno che veloce sfugge via / ed il pensiero mio è a voi riflesso./Essendo io in ritardo ho sorte ria!/ Per cui dovetti attender fino adesso /a inviar a voi gli auguri miei ferventi/ più o men come gli anni precedenti./Che il millenovecento e più novanta/ rechi serenità pel vostro cuore;/malgrado vostra età oltre gli ottanta/ presenti ognora il giovanil vigore./La vena vostra che i bei canti canta/ verseggia la natura con ardore./Il mio augural si esprime veritiero/ sarò in quei dì con voi col mio pensiero. Poi finalmente dopo oltre quarant’anni era il 1991,Olivo che aveva mantenuto forti legami con il suo paese, ritorna e oltre alla felicità per aver riabbracciato sua sorella e i suoi parenti avrà modo di stupire tutti per il suo poetare in rima e non, ricco di contenuti culturali e umani e che nel paese anglosassone gli valsero il grado di professore, nonostante lui avesse frequentato a Cervarolo solo la quarta elementare. Tanti sono stati i riconoscimenti ricevuti ma quello che ricorda con grande piacere è stato l’incarico che l’università locale gli affidò (nonostante lui fosse già in età da pensione) affinché facesse conoscere agli studenti di lettere il suo sapere. Fu invitato anche negli Stati Uniti dove avrebbe dovuto ricevere un premio ma data l’età e la paura di volare (dopo i fatti del 11 settembre del 2001) non andò. Ritornò in Cervarolo altre due volte nel 1993 e 1995 poi dopo la morte della moglie una bella siciliana che sposò per procura senza averla mai vista se non in fotografia, decise di non intraprendere più un viaggio così impegnativo, i contatti con i suoi parenti però continuano quasi settimanalmente per telefono e ovviamente per corrispondenza e con le immancabili poesie che ogni tanto invia, come, per citarne alcune: Il crollo del ponte Westagate, La Pietra di Bismantova, Sant Ignazio patrono del suo paese in Australia dove parroco è un sassuolese, L’Emilia e gli Emiliani a Melbourne e che la nipote Loretta custodisce con cura ricambiando con le settimane enigmistiche che gli servono per mantenere in forma la mente, per il cuore ci pensa il ricordo della sua gente e della sua Cervarolo che non dimenticherà mai.La vena poetica delle genti di questo paese non si esaurisce con Olivo altri ne ricalcano i fasti e forse lo eguagliano o forse … ai posteri l’ardua sentenza. Parliamo di Ultimio Fontana (ora non più) il marito di Santina sorella di Olivo e forse più fortunato del cognato, lui fece il militare nel 1931 poi fu richiamato nella seconda guerra mondiale quando aveva 32 anni, sposato e due figlie, poi si ammalò e quando questa terminò era convalescente a casa. Ultimio non emigrò, aveva di cui lavorare, teneva terra e avendo anche appreso il mestiere di falegname dal padre Remigio (ucciso nella strage del 20 Marzo 1944) fece anche questo mestiere, nella sua bottega di Cervarolo e si distinse in tutto l’Appennino sia come falegname sia come scultore del legno, un grande artista, tantissime suo opere sono presso case di signori e di chiese della montagna. Qualche opera la si trova anche in casa sua ma sono poche, una fra le più importanti l’ha donata alla figlia Liana quando si è sposata, un letto in noce locale intarsiato, un vero capolavoro.Un grande falegname, ma dopo aver letto le sue poesie si può affermare che come poeta era ancora più grande. Il lavoro dei campi e del legno davano da mangiare alla sua famiglia e del tempo per la poesia ne restava poco, poetava e scriveva quando poteva e di solito lo faceva a letto dice la moglie. Quando non dormiva gli prendeva l’ispirazione e si sedeva sul letto e scriveva e scriveva e la sua sposa lo vedeva assorto e lo ammirava e nulla gli diceva, era tanto buono e poi questa era la sua grande passione. Per tutta la sua vita ha scritto così, poi negli ultimi anni quando le forze non gli permettevano più di lavorare, poetava e scriveva al suo tavolo, e come scriveva, una grafia bella e pulita non da IV elementare (vedere a fianco una sua poesia).Ha scritto tanto Ultimio e la figlia Loretta (oltre a quelli dello zio) ne custodisce gelosamente i manoscritti, sono un tesoro, uno scrigno di versi in rima e non, che esprimono i sentimenti, la vita e la storia sua e della sua gente, della sua terra e di quello che la circonda. La lunga poesia della befana per esempio scritta nel 1977 racconta in 43 strofe, citandoli per nome, tutti gli abitanti adulti del suo paese.Ma di sue opere ce ne sono tante e andrebbero raccolte e pubblicate,un anziano professore di Reggio aveva cominciato un arduo lavoro di raccolta e battitura per poi passare il tutto alla stampa ma per ragioni diverse tutto si bloccò e la figlia si riprese il materiale prima che questi potesse andar perso.Un vero peccato che cotanto sapere non possa essere divulgato e messo a disposizione di quanti attraverso pubblicazioni, volessero attingere a tanta cultura. Ed ora tocca al poeta e scrittore Umberto Monti nato in questo paese nel 1882, più famoso degli altri due ma non più fortunato, perché ancora bambino perse prima il padre emigrato a Genova per lavoro e poi da ragazzetto la madre. Aiutato da benefattori laici e religiosi fra i quali padre Semeria, riuscì a laurearsi in lettere prima e in filosofia poi all’Università di Genova dove divenne in seguito vicedirettore della biblioteca.Anche lui però in quanto orfano non trascorse un’infanzia felice e di questo periodo pubblicò nel 1938 “Il nido nell’erba: brandelli di vita vissuta” dove racconta i sacrifici e la miseria passata e quando ancora bambino, dal suo paese montano dove viveva con la madre raggiungesse Genova (dove lavorava il padre ) e viceversa a piedi, valicando i passi e impiegando anche una settimana e lo fece tante volte. E quando dopo la morte del padre lui (aveva sei anni )e la madre chiedessero la carità all’ estremità di un ponte dove sorgeva una cappellina dedicata alla Madonna.Dopo essersi laureato peregrinò per il nord Italia dove fu responsabile delle biblioteche di Modena di Gorizia di Venezia e infine di Genova dove morì nel 1968. Durante questo suo peregrinare ebbe anche modo di pubblicare vari volumi di prose e di versi di impronta pascoliana e molti lavori di storia della sua terra d’origine tra i quali la ” Storia dell’antichissimo santuario di San Pellegrino dell’Alpe e Castelnovomonti dalle origini ad oggi. Dopo la liberazione dedicò due volumi alla strage nazista avvenuta nel suo paese e altri scritti e l’opuscolo “Alcuni giudizi inediti sulla prima edizione dei “Promessi sposi”. Il suo paese negli anni scorsi gli dedicò una fontana in sasso e una strada, un uomo che nel suo necrologio viene ricordato così: visse e operò con la parola, con gli scritti e con l’azione per il bene degli altri.Con il quarto e più giovane Pietro Alberghi classe 1927 che vive a Modena con la figlia e la moglie anch’essa di queste parti e con loro trascorre anche lunghi periodi in val d’Asta, chiudiamo alla grande questa carrellata dei dotti personaggi di Cervarolo. Anche Pietro non ebbe un infanzia molto felice, perse la madre che non aveva ancora otto anni.Ultimo di quattro fratelli visse a Cervarolo con loro e col padre che alternava la sua attività di artigiano a quella di coltivatore diretto.Innamorato del sapere e della lettura in genere, potè frequentare solo la terza elementare ma dopo anni di attesa, trascorsi nei lavori campestri e nella cura del bestiame a 16 anni grazie ad un amico riprese gli studi in un collegio della Lucchesia e in soli tre anni saltando alcune classi conseguì la licenza ginnasiale,poi i suoi studi continuarono nel trevigiano e nel bellunese e poi al liceo Foscarini di Venezia.Rientrato in famiglia conseguì anche l’esame di maestro e insegnò in alcune scuole elementari ,nel 1958 si laureò in lettere e in seguito vinse un concorso e passò ad insegnare italiano e storia e latino negli Istituti Magistrali. In questo periodo ebeb modo di collaborare con varie testate quali:Avvenire D’Italia, Il Resto del Carlino e la Gazzetta di Reggio poi cominciò ad interessarsi di storia locale diventando anche un affermato scrittore, molteplici i suoi libri tra i quali ” Morte sull’aia ” dove racconta magistralmente e con dovizia di episodi l’eccidio perpetrato dai tedeschi al suo paese,tanto da fartelo rivivere con tanta emozione che ti sembra di esserci stato, suoi anche “Attila sull’Appennino” e “La Strage di Monchio ” e molti altri. E così alla luce di questa carrellata le genti di Cervarolo e di tutta la montagna con i suoi Olivo,Ultimio,Umberto e Pietro possono di che vantarsi ed essere orgogliosi di essere paesani di questi ambasciatori del sapere che saranno ricordati dalle future generazioni per aver dato lustro alla loro terra, in Italia e nel mondo.
Domenico Amidati